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Come eravamo
Ieri ho visto un video del 1963 dove la giovane Franca Valeri passeggiava in una via Montenapoleone ancora acerba ma già col piglio sciccoso. La Franca criticava quel lusso esoso, cappellini a cinquantamila lire.
Vedere come eravamo e da dove veniamo mi crea imbarazzo. Siamo diventati i migliori dello stile, del design, ma qualcuno avrebbe da ridire. L'Italia è inciampata sulle sue strade, s'è fatta più sfrontata, cinica, raccontaballe. Tra il serio e il faceto ci consoliamo con un'ironia ereditata male.
L'italiano medio s'è fatto cattivello e gira col piglio di chi cerca la cultura, ma in realtà s'imbroda. Continuo a guardare la Valeri che racconta la sua Milano che cambia: una donna sveglia cammina sulla futura via del sogno infranto di un'Italia che affronta la sua ascesa dove non è previsto il ritorno al passato.
Questa giostra
d'orologi, il potere
che s'irradia
Anche fuori dai
contesti, tuttavia
pare immobile
Abbaiar di cani,
lieve posar di polvere
Pezzi di qualcosa,
ombre semoventi
d'ere congelate sul
televisore.